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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2016

Il meglio di Roald Dahl

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Traduzioni di Fabrizio Cocco, Giovanni Garbellini, Paola Uberti Del Freo e Attilio Veraldi Le Fenici 454 pagine
Rieccomi riemergere da questa scorpacciata di Roald Dahl, cosa che non facevo dai tempi de Il GGG. Come ho già detto parlando del suo altro libro che ho letto, Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra, l’autore di questi racconti è diverso da quello de La fabbrica di cioccolato. Non si tratta, infatti, di una raccolta per bambini. Una storia dopo l’altra, Dahl ci sorprende con la sua invettiva e il suo cinismo. Sembra quasi osservare il mondo da un’angolazione diversa e ce lo presenta con strani spaccati surreali. Sono come dire, inaspettati, riesce a sorprendere. I suoi racconti simulano indifferenza e non sembrano imporci cosa provare, ma alla fine sono sicura che arriviamo proprio dove voleva Dahl. Alcuni mi sono piaciuti più di altri, come ad esempio: La scommessa (voi vi giochereste le vostre dita?), Palato (sembra che giocare d’azzardo piaccia a molti, ma non si deve puntare …

Su e giù per le scale – Monica Dickens

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Traduzione di Ilaria Tesei Elliot 190 pagine
Non sono mai riuscita a terminare un libro del suo celebre antenato, ma mi sono goduta il suo fino all’ultima pagina. Monica Dickens, pronipote dell’indimenticabile Charles Dickens, ci rende partecipi delle sue avventure in veste di cuoca tuttofare. Annoiata dalla vita comoda e mondana impostale per nascita, l’autrice s’imbarca in un’impresa lunga un anno e mezzo alla quale dedica tutte le sue energie. Annuncia la sua decisione alla famiglia e si precipita in un’agenzia di collocamento per trovare il suo primo impiego. Avrà anche tanta buona volontà, ma le manca l’esperienza. Esiste tuttavia un rimedio, basta inventare di sana pianta il proprio curriculum e mostrare una faccia di bronzo. C’è da chiedersi se i suoi datori di lavoro siano fortunati ad aver trovato in fretta un aiuto, oppure se debbano maledire la sorte per aver trovato qualcuno maldestro con più voglia di spiarli che di lavorare sodo (la buona lena mostrata all’inizio si dilegua …