Stoner – John Williams

Postfazione di Peter Cameron
Traduzione di Stefano Tummolini
Fazi Editore
332 pagine

Dopo aver letto e amato Butcher’s Crossing mi sono finalmente decisa a leggere il libro più famoso di John Williams. In realtà possiedo questo volume da molti mesi, ma impiego sempre un po’ di tempo a decidermi a leggere i libri che compro. Li tengo un po’ con me, li porto in giro, quasi dovessi familiarizzarci prima di poterli iniziare a leggere. Poi finalmente, giunge il momento giusto, come in questo caso.

William Stoner non è un eroe. Attraversa la vita con passività, senza agire quando avremmo voluto facesse qualcosa. L’ineluttabilità con la quale affronta ogni cosa può lasciare perplessi, mentre lo osserviamo farsi trasportare dalla corrente. Per certi versi, quindi, mi piace, ma per altri no. Nonostante questo alcuni di noi potrebbero provare una certa invidia nei suoi confronti. Egli ha successo in quello in cui quasi tutti falliscono: riesce ad accettare ciò che gli dà la vita senza risentimento, persino la morte, creando il suo mondo in equilibrio su un filo. Un mondo concentrato in poco spazio e che ruota tutto intorno all’università dove prima studia e poi insegna.
La sua vita è banale, noiosa, senza grandi colpi di scena, e a prima vista non sembra materiale per un libro. Tuttavia John Williams riesce nell’impresa di catturare il nostro interesse, facendoci osservare Stoner da lontano, con un certo distacco, e prima che possiamo rendercene conto siamo lì, immersi nel suo mondo. Senza far rumore e muovendosi appena l’autore ci ha incatenato alla sua opera, al punto che non possiamo più separarcene, e rimaniamo a osservare Stoner con dolcezza. Scopriamo così che anche l’ordinario può emozionare se raccontato con cura e che ogni essere umano, nel suo piccolo, vive nel suo personale e sconvolgente universo.
Data la semplicità della trama è facile da riassumere in poche righe. Figlio di contadini e apparentemente designato a una vita sui campi, quasi senza accorgersene scopre l’amore, l’unico amore che gli sarà sempre accanto e gli darà conforto: quello per la letteratura e la lingua Inglese. Tutto il resto cambia, muta e fa da contorno. Si sposa, ha una figlia, la sua vita anonima continua come quella d’innumerevoli persone. Non sembra esserci niente di speciale, niente degno di attenzione. Tuttavia in questo viaggio lungo un’esistenza John Williams riesce a catturarci, ci fa soffrire, ci rende felici, ci fa arrabbiare. Tutto ciò che proviamo è reale, perché Stoner lo è, è lì, davanti a noi, ingobbito e indifferente come noi non possiamo esserlo. Una vita semplice e complessa che ci lascia un ricordo dolce amaro e ci strazia mentre scivola via.

Non posso fare a meno di riportare un estratto della postfazione di Peter Cameron:
“William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita, per quasi quarantanni è infelicemente sposato alla stessa donna, ha sporadici contatti con l'amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo, per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. Come riesce l'autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti.
La prima volta che l’ho letto sono rimasto sbalordito dalla qualità della scrittura, dalla sua pacatezza e sensibilità, dalla sua implacabile chiarezza abbinata a un tocco quanto mai delicato. Dio si nasconde nei dettagli e in questo libro i dettagli ci sono tutti: la narrazione volteggia sopra la vita di Stoner e cattura ogni volta i momenti di una realtà complessa con limpida durezza […], e attraversa con leggera grazia il cuore del lettore, ma la traccia che lascia è indelebile e profonda.”

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